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Aborto Interno o Ritenuto: sintomi e cause

abortoQuando parliamo di aborto interno o ritenuto, ci riferiamo ad un’interruzione di gravidanza spontanea, che avviene entro la ventesima settimana di gestazione, che ha come caratteristica principale quella di presentare l’embrione che, invece di venire espulso verso l’esterno, rimane all’interno dell’utero.

Si tratta di un caso molto comune, che non pregiudica la fecondità successiva della donna e che purtroppo è realtà per una percentuale decisamente alta di gravidanze.

Vediamo insieme come riconoscerlo.

Quando si verifica?

L’aborto interno si verifica statisticamente intorno alla tredicesima-quattordicesima settimana di gravidanza, ma si può presentare anche fino alla ventesima settimana. Si tratta comunque di un evento che colpisce al massimo entro il quinto mese.

Difficilmente l’aborto spontaneo si verifica nelle primissime settimane di gravidanza.

Quale sono le cause?

Si tratta di una tipologia di aborto non prevedibile e che per la larghissima maggioranza dei casi ha cause sconosciute.

Tra i fattori di rischio più comuni troviamo:

  • Anomalie genetiche del feto impiantato;
  • Problemi all’utero o alla cervice;
  • Ovaio policistico;
  • Problemi di carattere ormonali;
  • Stile di vita non congruo con la gravidanza (abuso di droghe, fumo, alcol, abuso di caffeina, esposizione a radiazioni);
  • Problemi all’impianto;
  • Età della madre avanzata;
  • Traumi violenti.

Si tratta di un novero di cause piuttosto eterogeneo e contro i quali comunque, fatta eccezione per lo stile di vita, si può fare davvero poco.

Quali sono i sintomi più comuni?

I sintomi più comuni che indicano un aborto interno sono:

  • Contrazioni dolorose, ad intervalli di 5–10 minuti;
  • Perdite di colore marrone o rosso scuro;
  • Crampi uterini;
  • Perdite simili alle mestruazioni, con sangue però coagulato;
  • Segni della gravidanza che si attenuano.

È bene ricordare in questa sede che il sanguinamento non indica sempre l’avvenuto aborto e che questo tipo di fenomeno può essere ritenuto normale nelle prime settimane di gravidanza.

Starà al ginecologo valutare l’entità del sanguinamento e collegarlo o meno ad un possibile aborto.

La terapia

La terapia di tipo medico è tesa esclusivamente all’espulsione del feto, che in questo tipo particolare di aborto, come abbiamo detto in precedenza, è trattenuto appunto all’interno dell’utero.

Si procede con dilatazione e raschiamento, una procedura ormai standard che non crea alcun tipo di problema di carattere medico se svolta in un reparto di ginecologia.

In genere a questo tipo di eventi si accompagna anche una terapia di tipo psicologico, che aiuti la donna e la famiglia a superare il lutto.

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