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Caffè verde: fa dimagrire?

Il caffè verde, ottenuto senza tostatura, è una variante della più diffusa tipologia nera che porta con sé una grande quantità di benefici per il nostro organismo al punto da essere indicato da molti come un potente integratore di origine naturale.

Le proprietà del green coffee sono molteplici e dipendono perlopiù dalla grande quantità di vitamina B ed altri nutrienti che questa miscela contiene e che le consento di supportare sia il nostro sistema vascolare, sia quello immunitario, sia quello nervoso.

Tra gli effetti positivi del caffè verde però quello che è stato più a lungo motivo di ricerca e fonte di dibattito è la sua presunta proprietà dimagrante.

Numerosi infatti sono stati gli studi scientifici condotti a riguardo e tutti i risultati hanno condotto ad una risposta univoca: si, il caffè verde aiuta a dimagrire.

Fondamenti scientifici

Alla base di questa potente azione volta a sciogliere il grasso sottocutaneo ci sono due importantissime proprietà del green coffee: l’azione lipolitica ed il controllo della glicemia.

Questo caffè contiene al suo interno metilxantine, sostanze che riescono a bruciare i grassi in eccesso liberando il tessuto adiposo dagli acidi grassi presenti e determinando quindi una graduale diminuzione di peso.

Inoltre, sempre al suo interno, troviamo anche l’acido clorogenico il quale riesce ad abbassare la glicemia poichè svolge un azione di contrasto alla formazione di glucosio a partire dal suo predecessore, il glicogeno.

Come per altre sostanze però anche per il green coffee non si deve pensare ad un prodotto miracoloso ed il suo effetto dimagrante sarà visibile solo se al consumo di caffè verde si abbineranno una dieta bilanciata ed ipocalorica ed una costante attività fisica.

Cosa dicono i ricercatori

La scienza ha fondamentalmente confermato tutti i benefici legati al consumo di caffè verde, compresa la perdita di peso, tuttavia medici e nutrizionisti rimangono ancora adesso prudenti riguardo il suo impiego.

Questa loro apparente contraddizione deriva dal fatto che i benefici non sono sempre costanti e soprattutto variano notevolmente in soggetti con quadri clinici caratterizzati da scompensi metabolici.

Per il resto non ci sono specifiche controindicazioni se non quella di evitarne il consumo in gravidanza ed allattamento.

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