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Carne di Kobe: è sana?

La carne Kobe è conosciuta da molti per il suo prezzo altissimo e la difficile reperibilità, ma in pochi oltre a conoscerne la bontà sono informati anche sulle proprietà nutrizionali di questo taglio.

Per cui in questo articolo cercheremo di rispondere ad una semplice domanda: è sana?

Il manzo di Kobe

Il manzo Kobe prende il nome dalla città giapponese che da origine a questo mammifero che in realtà appartiene alla razza conosciuta come Wagyu la cui carne è famosa per la particolare distribuzione del grasso che la rende così appetitosa.

I manzi Wagyu infatti, presentano dei tagli caratterizzati da una massiccia presenza di grasso all’interno del muscolo, caratteristica che conferisce non solo il tipico colore striato, ma anche un sapore avvolgente ed una consistenza morbidissima e succosa.

Proprietà nutrizionali

Anche la carne Kobe così come tutte le carni rosse in generale, è caratterizzata dalla grande presenza di proteine e ferro, e in questi manzi le quantità sono ancora maggiori tanto che in 100 grammi di carne Wagyu sono contenuti ben 20 grammi di proteine.

Oltre a queste troviamo anche 25 grammi di lipidi di cui circa la metà sono grassi saturi quindi da evitare, per questo motivo ed anche per il contenuto calorico, di ben 260 calorie ogni 100 grammi, il consumo di carne Kobe deve essere moderato.

Torna quindi la domanda da cui siamo partiti: ma è sana?

La risposta è sì, ma con le dovute cautele; è vero infatti che la carne Kobe è ricchissima di amminoacidi essenziali e ferro facilmente assimilabile che sono importantissimi per la nostra dieta, però non bisogna sottovalutare la percentuale di grassi saturi e di colesterolo presenti.

Per queste ragioni è consigliato un consumo che non superi i 300 grammi ed all’interno di una dieta bilanciata che non miri al semplice apporto proteico, ma dia al nostro organismo tutto ciò di cui ha bisogno.

Il consumo deve essere poi ancor più limitato per coloro che soffrono di accumulo di acido urico e sono soggetti a malattie come la gotta ed i calcoli renali mentre è consigliata in fase di allattamento, durante lo sviluppo ed anche in gravidanza, ma ben cotta.

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