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Fascite Necrotizzante: sintomi, diagnosi e rimedi

FASCITELa fascite necrotizzante è una rara e particolare forma di infezione dei tessuti, che può andare a colpire anche quelli più profondi.

Si tratta di un’infezione in grado di diffondersi molto rapidamente, proprio attraverso la fascia, che è il tessuto connettivo molle che circonda il corpo umano.

Si tratta di una patologia che in genere è di origine batterica, in grado di andare a svilupparsi in modo particolarmente rapido. Va trattata immediatamente per evitare evoluzioni piuttosto gravi, che possono portare anche, nei casi più importanti, alla morte del soggetto.

Vediamo di imparare a conoscerla e a riconoscerla e soprattutto di individuare alcuni possibili percorsi terapeutici che aiutino a superare questa gravissima patologia.

I sintomi

La fascite necrotizzante si sviluppa a partire da un determinato punto del nostro corpo. Serve in genere un trauma, anche se di lievissima entità, che comincia a diventare estremamente doloroso anche in modo inspiegabile.

Successivamente si possono cominciare ad avere sia diarrea che vomito. Possono comparire vesciche che poi, scoppiando, danno il via allo stato di necrosi dei tessuti sottocutanei.

La febbre si fa dunque molto alta, le condizioni generali si fanno piuttosto gravi e c’è bisogno di intervenire immediatamente con la rimozione del tessuto necrotizzato, per evitare quella che è la possibilità di uno shock settico che non può che portare alla morte.

Come viene confermata?

Il pus prodotto dal corpo del paziente viene messo sotto coltura e in poche ore si può essere certi di essere in presenza appunto di fascite necrotizzante.

Una volta arrivato l’ok dai laboratori, si procede dunque con dosi massicce di antibiotici, come la penicillina e la vancomicina.

Si tratta di terapie antibiotiche che però non hanno lo scopo di interrompere completamente il decorso della patologia e dunque portare a guarigione. Si tratta di farmaci che piuttosto sono in grado di andare a creare una barriera all’espansione rapidissima della patologia, che potrebbe ovviamente creare condizioni ancora più gravi per il paziente.

La terapia

La terapia per andare a rimuovere la fascite necrotizzante è sicuramente quella chirurgica. Non esistono al momento altre tipologie di intervento che possano andare fermare e far regredire la malattia.

Il tessuto attaccato dalla necrosi deve essere rimosso chirurgicamente per essere certi di non correre più rischi di infezioni che possano espandersi anche ad altre parti del corpo.

L’intervento deve essere tempestivo, nel senso che più passerà del tempo dall’inizio dell’infezione, più sarà difficile andare a ostacolare il decorso nefasto della malattia.

È contagiosa?

Non eccessivamente, anche se il contatto con il paziente può portare al trasferimento dei microrganismi che sono responsabili dell’infezione stessa.

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