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Il ribes nero al posto del cortisone: funziona davvero?

ribes-neroNegli ultimi tempi ci sono state strenue campagne mediatiche per pubblicizzare questo o quel rimedio naturale. Il risultato è una lunghissima lista di prodotti che, almeno secondo quanto riportato sulle riviste, potrebbero andare a sostituire i medicinali tradizionali per curare alcune patologie.

Uno di questi rimedi naturali è il ribes nero, un frutto naturale che viene venduto anche sotto forma di concentrato e integratore e che avrebbe delle potenti interazioni anti-infiammatorie, che lo renderebbero addirittura in grado di andare a sostituire i farmaci a base di cortisone.

Ma stanno davvero così le cose? Può un prodotto naturale superare i benefici che vengono offerti da un prodotto di sintesi? Vediamolo insieme, evitando di parlare del complessissimo argomento generale e cercando di concentrare la nostra attenzione sul caso specifico del ribes nero e delle cure a base di cortisone.

Il grande sforzo per sostituire il cortisone

Si sta compiendo ormai da alcuni anni a questa parte un enorme sforzo per cercare di ridurre l’utilizzo in campo medico del cortisone, ormone di sintesi che ha importantissime applicazioni, ma che al tempo stesso è responsabile di effetti collaterali di tutto rispetto, che dovrebbero essere tenuti debitamente in considerazione prima di iniziare una terapia di questo tipo.

Questo ovviamente però non può voler dire l’accettazione supina di qualunque rimedio naturale che possa, almeno sulla carta, sostituirlo.

Il ribes nero è un buon anti-infiammatorio

Le proprietà anti-infiammatorie del ribes nero sono state dimostrate da diverse ricerche scientifiche e questo non ha potuto che alimentare il circolo vizioso di notizie che rimbalzano ai quattro angoli della rete, senza poi verificare nel dettaglio quali siano le effettive proprietà del ribes.

Sì, il ribes nella sua variante nera ha degli effetti anti-infiammatori, ma sono comunque in genere così blandi da non poter costituire alcuna base per una terapia. Si tratta per intenderci di un frutto che potrebbe avere sì dei risvolti positivi sulla nostra salute in generale, ma che non può andare a sostituire terapie specifiche come quelle a base di cortisone.

Prima dunque di gridare al miracolo e dichiarare la morte del cortisone nelle terapie anti-infiammatorie per le patologie croniche, meglio tenere in considerazione quello che la scienza ha da dirci.

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