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Intelligenza emotiva: cos’è?

L’intelligenza emotiva, o emotional intelligence in inglese, è un aspetto dell’intelligenza legato alla capacità di visualizzareutilizzarecomprendere e gestire in modo consapevole le proprie emozioni e quelle altrui.

Sappiamo che questa spiegazione è stata data dagli studiosi Mayer e Salovery e dopo la divulgazione del libro di Goleman che riguardava proprio questo argomento, si è iniziato a dargli importanza coinvolgendo anche specialisti della psicologia

Secondo gli scienziati, in base a ciò che si sta facendo per raggiungere un determinato traguardo, il termine intelligenza emotiva cambia. 

Bisogna stare attenti a non confondere l’intelligenza emotiva con l’essere sempre positivifelici e controllati, in quanto questo riguarda l’essere personale della persona. 

Quali sono i diversi campi per cui si parla di differenze dell’intelligenza emotiva?

Per quanto riguarda Mayer e Salovery, questo tipo di intelligenza riguarda la competenza di distinguere e avvertire le emozioni e trasformarle in modo da aumentare il proprio valore personale

Successivamente questa spiegazione fu cambiata e venne corretta in modo tale da affermare che l’intelligenza emotiva riguardava appunto le emozioni e non solo un accrescimento a livello personale. 

Riguardo i loro studi, l’intelligenza emotiva si suddivide in più parti. 

Capire i sentimenti è la base: bisogna intuitivamente capacitarsi, oltre che delle emozioni di se stessi, soprattutto di quelle che riguardano chi è esterno a noi. 

In seguito bisogna avvalersi della capacità di adoperare ciò che si è intuito e agire, ma bisogna anche sapere usare queste emozioni e distinguere tra quelle negative e positive, sia per l’uno che per l’altro individuo. 

Tutto ciò è in corrispondenza e, seguendo un test fatto appositamente, bisogna capire che non ci sono cose giuste o sbagliate per quanto riguarda le emozioni. 

Goleman si concentra più sull’aspetto del caposquadra che da indicazioni al proprio gruppo

Anche lui, infatti, distingue più casi tutti strettamente connessi tra di loro e il primo punto riguarda proprio la coscienza che si ha del proprio essere dando importanza a ciò che si riesce a fare meglio, sempre riguardo il campo emotivo. 

Bisogna, infatti, saper governare i propri aspetti di forza e trasmetterli a chi si ha intorno, in modo tale da raggiungere tutti, motivati, un obiettivo comune prefissato. 

Inoltre bisogna anche essere consapevoli di essere una guida e quindi capire le emozioni altrui. 

Secondo questo studioso, bisogna stimare da soli il proprio livello di intelligenza emotiva attraverso un test chiamato ECI, ovvero Emotional Competency Inventory. 

Come ci si comporta?

Principalmente si migliorano i rapporti con gli altri, che siano amici o familiari, e si assumono comportamenti decisionali migliori. 

Inoltre gli altri vedranno le persone dotate di una maggiore intelligenza emotiva positivamente, anche per la loro maggiore attitudine a comunicare con gli altri. 

L’autostima tenderà a crescere sempre di più e si ridurrà il rischio di incappare in malattie psiologiche, essendo più soggetti ad una selezione di scelte sbagliate e non. 

Non bisogna, però, controllare gli altri bensì aiutare per non rendere più faticoso il percorso da fare per arrivare allo scopo prefissato. 

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